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VITA CON n 4 2011 SERVIZIO CIVILE UN MATTONE PER "IL GABBIANO" DI ORISTANO CLUB FAMIGLIA APERTA ALBERO DI LUZ n. 04 2012
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PADRE MONTI SUD ONLUSIl PADRE MONTI SUD ONLUS è una organizzazione che ha avuto le sue radici in cinque PRIORITÀ espresse dal Capitolo della Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell' Immacolata Concezione del 2004 e che comprendevano i seguenti punti:
1. Questione vocazionale2. Dialogo e incontro 3. Mutamento 4. Apostolato 5. Movimento Montiano
Partendo dalla Priorità del Mutamento e da quella dell’ Apostolato, senza tralasciare quelle del Movimento Montiano, del Dialogo e incontro e della Questione vocazionale l’ Assemblea Provinciale del gennaio 2005 ha dato l’ avvio ufficiale al Progetto Sud.
QUALI ERANO LE MOTIVAZIONI? La complessità delle opere e delle attività della Provincia che comportava e comporta ancora oggi il bisogno di pensarsi e organizzarsi diversamente dal passato a causa di vari fattori maturati nel tempo, tra cui si sottolineano: 1. Scompenso tra presenze di religiosi in posizione di responsabili della gestione e di lavoratori e tra presenze di laici in qualità di dipendenti e di responsabili nei vari settori. 2. Mutamenti veloci legislativi e strumenti applicativi non adeguati alle nuove esigenze e richieste, con consequenziali problematiche sulla gestione, sul controllo, sulle responsabilità e sui benefici economici. L’inadeguatezza dei religiosi e dei laici ad aggiornarsi e mentalizzarsi comporta un’implosione del sistema. 3. L’impreparazione della struttura della Congregazione (sistema generale e provinciale) a rispondere con efficacia e modalità operative a problematiche che richiedono sinergie nel coordinamento, chiarezza nei ruoli e potere decisionale. L’Ente religioso è continuamente coinvolto in problematiche gestionali e legali, spostando il baricentro della propria missione. 4. Non siamo più in condizione di costituire comunità canonicamente regolari e formate e, d’altra parte, non è corretto abbandonare le nostre attività carismatiche per formare una comunità canonica in un unico posto di un qualsiasi territorio d’ Italia. Per cui è opportuno rivedere, quanto meno, la nostra idea di “Comunità” facendo un passetto indietro o avanti se si vuole.
PROPOSTE DI INTERVENTO All’interno di questo quadro si pensava e riteniamo che si pensi ancora oggi che il sistema potesse trovare le modalità per salvaguardare l’ente religioso centrale (Curia generale) e nazionale (Provincia italiana) dagli effetti negativi delle gestioni delle attività o delle stesse opere. Pertanto si pensava che le attività potevano essere pensate e organizzate in modo autonomo giuridicamente e far capo ad un responsabile religioso o laico (direttore generale o consigliere delegato) con deleghe precise.
QUALI SONO STATE LE CONSEGUENZE? Le leggi ci obbligano ad impostare le opere diversamente dobbiamo lavorare su un metodo che comporti uno scambio sincero e veritiero sia sulle cose che su se stessi.
Riorganizzarsi di fronte ai cambiamenti interni ed esterni della società e della nostra situazione di persone impegnate nel campo sociale e nel segmento del disagio, diventa quindi una priorità. Siamo chiamati, quindi, a gestire il tutto come se fossimo una unità di crisi e in questo stato sono richieste energie straordinarie per uscire dall’emergenza e rientrare nella normalità.
Rottura con gli stati d’animo e di visione del passato, superando le ansie di chi ama la normalità intesa come staticità, rimpianto del passato, non cambiamento. Tutto ciò non è possibile se non si realizza un passaggio necessario: trovare i motivi di gioia nello stare e operare insieme, e ridefinire cosa ci sta veramente a cuore.
Creare comunità “alternative”, per cui vengono messe insieme più realtà che operano nello stesso settore (ma non necessariamente), anche vicine territorialmente. A questa si possono agganciare anche altre realtà laiche formando così una Federazione o un Consorzio.
Religiosi e laici: sinergie e collaborazioni per un progetto di provincia A tale punto il rapporto di collaborazione religiosi e laici è una sfida che impegna la Congregazione e i numerosi laici che lavorano nelle nostre opere o che “veicolano” il carisma del Fondatore. Il discorso sui Laici, siano essi collaboratori, dipendenti, o con altra caratterizzazione, ci impegna ad armarci di coraggio nell’impostare una forma ufficiale e lineare tra la Congregazione e tutti i collaboratori. Una qualche forma di vincolo carismatico va applicata, anche perché la presenza del religioso è suscettibile a cambiamenti ciclici, determinati dalle Regole della CFIC, mentre la presenza del laico fidelizzato è garanzia di continuità operativa.
SISTEMA PADRE MONTI Da questa chiarezza di fondo si sono inserite tutte le proposte sul Sistema Padre Monti, della sua organizzazione e del suo affidare ruoli e compiti autorevoli di rappresentanza a laici.
Con il Progetto Sud abbiamo ipotizzato: ■ Un percorso formativo di religiosi e laici impegnati in prima persona nella gestione per coordinare e controllare l’operato, l’andamento e le prospettive. ■ Un cammino di preparazione di nuove leve all’interno e all’esterno delle opere per una cultura e impostazione gestionale adeguata e snella agli obiettivi prefissati. ■ Un “gruppo fidelizzato” di laici in funzione manageriale o, ipotesi di interessanti prospettive, associazioni o cooperative di collaboratori, che portino avanti per conto della Provincia la gestione di opere o un insieme di esse. Possono sostituire o affiancarsi ai religiosi nelle responsabilità in situazioni complesse.
Il Progetto Sud è diventato, quindi, un percorso che ha condotto tutti coloro che sono stati coinvolti verso l’espansione del carisma di padre Monti.
QUALI GLI ELEMENTI FONDANTI DEL PROGETTO? La comunicazione è stato e dovrà continuare ad essere un elemento fondamentale che dobbiamo tenere sempre presente affinché tutti i nostri incontri e le varie idee o iniziative possano essere condivise fra tutti noi. La formazione è un altro pilastro della nostra vita di educatori sia per quanto riguarda l’aspetto tecnico specialistico sia per quanto riguarda la crescita spirituale di ciascuno e la diffusione dello spirito montiano. Da qui è nata l’idea di costituire in Sicilia, in Calabria e in Sardegna, un gruppo di progettazione e un gruppo di formazione. In sostanza: - il gruppo di progettazione si sarebbe dovuto muovere su due piani: elaborare la raccolta di idee, proposte, bisogni del territorio (e oltre) in progetti concreti e “perlustrare” tutto ciò che sono i vari canali di finanziamento (dai bandi regionali a quelli europei); - il gruppo di formazione avrebbe avviato una serie di iniziative a carattere formativo ai vari livelli e nei vari ambiti: ricerca dei vari bisogni formativi degli operatori, elaborazione di percorsi formativi specifici e non, definizione di un cammino di proposta del messaggio di padre Monti. Tutti i gruppi avrebbero comunque avuto il dovere di coinvolgere tutti gli operatori nella fase di analisi. Ciascun gruppo avrebbe avuto un referente che si sarebbe coordinato con il proprio direttore e con gli altri referenti. Il tutto si sarebbe mosso all’interno di un contesto operativo definito in accordo con il Coordinatore del progetto Sud e con gli altri referenti.
Fatto questo passaggio il Progetto Sud sarebbe stato denominato Federazione PADRE MONTI SUD
Modalità di conduzione Una volta costituita la Federazione avrebbe avuto un suo Coordinatore responsabile eletto nella fase iniziale dal Superiore Provinciale; ed un suo Consiglio d’ Amministrazione/di Governo.
Il PADRE MONTI SUD ONLUS L’ esperienza teorizzata non è rimasta semplicemente teoria ma è stata avviata concretamente per cui al momento è stato realizzato un Padre Monti Sud “sperimentale” che si concretizzato nella costituzione di una Onlus denominata PADRE MONTI SUD ONLUS e che abbraccia le seguenti opere o progetti:
Sicilia
Calabria
Sardegna
Le richieste di adesione al Padre Monti Sud Onlus sono state varie ma abbiamo cercato di non allargare troppo le maglie e tra gli enti entrati abbiamo dovuto scegliere di operare delle chiusure.
CAMMINO PERCORSO Per arrivare a dei risultati accettabili il Padre Monti Sud ha fatto un certo percorso ed ha organizzato vari momenti di formazione e di condivisione:
A Palazzolo Acreide in occasione del primo raduno abbiamo concordato che era opportuno ■ ogni tanto, metterci ed aiutare i nostri ospiti a mettersi in atteggiamento di preghiera; ■ parlare di Padre Monti ai nostri ospiti; ■ studiare di più le nostre radici “montiane”; ■ costruire percorsi di vita comunitaria; ■ programmare attività e iniziative (dell’opera e della comunità).
Nel successivo incontro di Polistena abbiamo deciso che era indispensabile ■ Creare varie occasioni d’ incontro tra laici consacrati alla vita religiosa e laici nostri collaboratori consacrati ad essere “figli adottivi di Dio”; ■ condividere apertamente bisogni ed aspettative; ■ formarci sulle nostre opere educative ed educarci alle nuove prospettive;
A Messina abbiamo riflettuto su: ■ come devono essere le nostre attività ■ quante potrebbero essere ■ chi le deve condurre ■ nuove modalità del coordinamento.
Ancora a Polistena I partecipanti, sulla scia del cammino fatto, hanno sottolineato ed esplicitato alcuni punti: ■ il Progetto Sud è un percorso che conduce tutti noi verso l’espansione del carisma di padre Monti; ■ la comunicazione è un elemento fondamentale che dobbiamo tenere sempre presente affinché tutti i nostri incontri e le varie idee o iniziative possano essere condivise fra tutti noi; ■ la formazione è un altro pilastro della nostra vita di educatori sia per quanto riguarda l’aspetto tecnico specialistico sia per quanto riguarda la crescita spirituale di ciascuno e la diffusione dello spirito montiano. Si è condiviso il fatto che tutto questo, che può essere considerato come l’anima del Progetto Sud, ha bisogno di uno scheletro, di alcuni strumenti pratici perché possa essere vissuta in pieno. Da qui l’idea di costituire, in Sicilia, Calabria e Sardegna, gruppi di progettazione e gruppi di formazione.
Infine Roma è stato un punto di arrivo importante e contemporaneamente uno sguardo al futuro in questo tempo di incertezze e di trapasso. L’incontro ha preso il suo avvio con la Messa celebrata al mattino e poi con una lunga riflessione nella chiarezza dei tempi e del confronto. Tra gli interventi quello del Superiore provinciale, P. Aleandro Paritanti, che con brevi pennellate ha riassunto il senso dell’incontro e delineato un possibile tracciato di tematiche e prossime verifiche per ulteriori incontri e confronti.
CONCRETAMENTE Abbiamo coinvolto in questo progetto di futuro più di 70 persone (operatori, collaboratori, amici, simpatizzanti). Abbiamo rivitalizzato o, comunque, “scosso” tutti i territori coinvolti. Abbiamo trasmesso l’ idea che insieme è possibile. Alcuni operatori hanno espresso così il loro coinvolgimento nel progetto: “Il Padre Monti Sud sicuramente è stato uno strumento costruttivo che può essere rinforzo alle nostre opere. Io per prima ho attinto ed ho ricevuto tanto dagli incontri a cui ho partecipato; molti scambi di idee sono emerse e molte iniziative abbiamo condiviso. Con rammarico devo dire però che dei miei colleghi conoscono Padre Monti in maniera più che superficiale e quindi dubito che possano essere portatori dello spirito montiano. Quindi per noi è necessario intraprendere un cammino spirituale, anche se alcuni di noi in parte lo hanno già iniziato. Per il Padre Monti Sud proporrei degli incontri più regolari, non troppo diradati nel tempo. E' un peccato che l ' entusiasmo e il fervore che si ha in questi incontri si spenga nella distanza del tempo”. “Penso, comunque, che le nostre realtà locali, più o meno consapevolmente, rispondano al carisma montiano, quando avviamo i nostri minori alla sincerità, all' onestà, alla capacità di fuggire la finzione. Riusciamo ad essere "montiani" quando come educatori sappiamo condurre i ragazzi "per il loro verso" nella certezza che non tutti vogliono essere guidati allo stesso modo ma bisogna trattarli secondo le loro capacità,"come la pupilla dell'occhio proprio". Forse come operatori lavoriamo solo secondo i principi universali del "saper entrare in relazione", forse una maggior conoscenza della pedagogia montiana potrebbe facilitarci il lavoro, del resto Lui ha percorso prima di noi la stessa strada per raggiungere i più bisognosi. Valorizzare i momenti d'incontro per riflessioni dedicate al Beato amplierebbe la nostra formazione e ci permetterebbe di guardare alle nostre realtà con lo sguardo fiducioso di un padre che ci prende per mano. Riguardo i bisogni del territorio, molto è stato fatto ma la realtà è sempre dinamica e molto vi sarà ancora da osservare! E il nostro servizio sarà sempre professionale e competente: questo è ciò che farà la differenza in una piazza piena di buoni propositi e voglia di fare il bene solo per mettere a tacere le coscienze. Credo che le nostre realtà operative ed apostoliche siano valide; il rischio è di disperdere le energie perchè non saggiamente indirizzate ad obiettivi comuni. Sostengo vivamente il GIOCO DI SQUADRA fatto di saper comunicare, interagire, lavorare in rete, confrontarsi per trovare insieme le soluzioni migliori, mettendo in comune quel pezzettino di verità che ognuno di noi possiede e che può diventare la visione reale se mettiamo insieme tutti i nostri punti di vista... e per far ciò è indispensabile l'umiltà che ci permette di andare incontro all'altro, mio collega, mio compagno di viaggio. Come dicevo prima, la situazione è sempre mutevole, per cui necessita di un'osservazione capace di cogliere il cambiamento, per sapersi adattare senza lasciarsi intrappolare dagli imprevisti. E saper aggiustare il tiro con tempestività”. “Alla Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione noi educatori laici della Casa Luigi Monti di Palazzolo possiamo offrire la nostra lealtà, l’affidabilità, la continua formazione personale e professionale , la disponibilità ad accogliere nuove idee e nuove proposte; possiamo offrire la nostra profezia di giovani protesi verso il futuro . Alla Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione noi educatori laici della Casa Luigi Monti di Palazzolo chiediamo fiducia per quello che noi siamo, per chi stiamo diventando, apertura al dialogo e all’accoglienza di tutti i talenti che ci portiamo dentro e che ,spesso, rischiano di essere mortificati. Chiediamo , secondo i ruoli e le competenze di ciascuno di noi, di lasciarci osare di più, di condurci alla maturità del nostro essere laici. Ai nostri Superiori chiediamo di essere testimoni veri della caritas christi . E allora , così come il carisma di Padre Luigi Monti arricchisce la vita della Chiesa di Cristo e di essa ne è promanazione, allo stesso modo i laici partecipano del carisma della Congregazione, arricchendone la vita come forza nuova, ed esprimono un proprio ministero in un rapporto di complementarietà”. “Ritengo che le nostre realtà locali costituiscano una grande risorsa nel territorio in cui operano, considerando l’ incremento di famiglie sempre più problematiche e lo scarso supporto che esse ricevono dai servizi spesso insufficienti e mal organizzati. La situazione attuale delle nostre realtà operative ed apostoliche è valida. Tuttavia, pur favorendo le attività esterne (sportive, lavorative, volontariato, ecc…) per agevolare il reinserimento del giovane nella società, ritengo sia utile la formazione di gruppi di lavoro di giovani che gestiscano degli spazi specifici come una piccola azienda, un vivaio, un centro sportivo… al fine di renderli più responsabili e dare loro la possibilità di imparare un mestiere. Ritengo sia, altresì, utile la creazione di un ambiente protetto e stimolante (come poteva essere una volta l’ oratorio parrocchiale) ove permettere ai giovani (e non solo) di trascorrere le ore pomeridiane offrendo loro la possibilità di adempiere agli impegni scolastici e, allo stesso tempo, divertendosi in maniera “sana” svolgendo attività ludiche e ricreative, sportive, musicali,, proiezioni cinematografiche, doposcuola, laboratori di manualità Penso sia importante incrementare la rete di relazione tra comunità, Servizi Sociali, minore e la sua famiglia al fine di garantire il reinserimento del giovane in una famiglia “risanata” dai disagi che avevano causato l’ allontanamento del minore da essa. Infatti ritengo che la famiglia sia uno dei valori più importanti da tutelare per la prevenzione di molti disagi sociali, in quanto il bene della persona e della società è strettamente connesso con una serena situazione della comunità familiare”. “Prendendo visione delle tappe raggiunte nell’ambito degli incontri precedenti, l’equipe ha ribadito e condiviso l’importanza dei punti indicati come linee guida del progetto, ed ha discusso sui nuovi punti di domanda proposti, dai quali far emergere nuovi spunti-proposte per il completamento di questo percorso nel quale i laici della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione sono chiamati a contribuire con la riflessione e le opere. È fuor di dubbio che: o il carisma montiano deve improntare l’azione educativa a cui partecipiamo e deve calarsi nella elaborazione dei progetti educativi che l’opera porta avanti; o la comunicazione deve essere ricerca in prospettiva della relazione che tutte le componenti dell’opera sono chiamate a tessere; o la chiamata alla collaborazione compartecipativa deve tradursi nel dialogo chiaro ed aperto tra tutte le figure che ricoprono i diversi ruoli professionale; o la formazione professionale è elemento imprescindibile della qualità dell’opera educativa. L’equipe educatori ritiene che il carisma, caratterizzante l’opera, viva nell’azione e nell’impegno quotidiano del lavoro educativo della realtà di Palazzolo e si traduce in un dialogo-relazione con il territorio di appartenenza ( la scuola, la parrocchia, le associazioni, le altre risorse del territorio.) ma un punto critico potrebbe individuarsi nella continua necessità di rivivificarlo secondo stili e modelli che risentono dei cambiamenti, quasi quotidiani, dettati dall’evoluzione costante della società , del territorio di appartenenza e in primo luogo dai bisogni dei minori ospiti, in costante crescita e ricerca della loro identità-dignità di persone. Pensando alla validità della situazione attuale della nostra opera , sono sorti nuovi punti di domanda in merito all’evoluzione del processo di riorganizzazione che il progetto Padre Monti Sud ha innescato. Il processo di autonomia, cui siamo stati chiamati, viene ritenuto traguardo valido e necessario ma ci si chiede a quale autonomia dobbiamo tendere. o Autonomia educativa? Se è questa, allora anche il livello degli educatori dovrebbe entrare nella elaborazione delle proposte educative che confluiscono nel PEI e ancora dovrebbe essere l’artefice principale del PEI, tenendo conto delle relazioni che la rete educativa richiede di mettere in atto ( dovrebbe essere l’equipe, secondo ruoli e compiti previsti, a gestire le relazioni con le altre agenzie educative o istituzionali che ruotano attorno al minore). Bisognerebbe o potenziare il lavoro educativo d’equipe coinvolgendo, in una comunicazione chiara e trasparente, tutte le figure professionali presenti nell’opera ( Psicologo, assistente sociale, direzione, pedagogista ,educatori). o ancora creare progetti di verifica con le famiglie di riferimento, ove possibile e consentito. o rafforzare gli incontri dei minori con giudici e servizi sociali di riferimento, prevedendo visite di verifica e monitoraggio secondo il sistema del follow up. Prevedere, quindi , un intervento educativo globale. o Autonomia economica? Se questa è, allora il livello degli educatori, secondo i ruoli e le competenze che la congregazione prevederebbe, dovrebbe gestire ed interessarsi direttamente della conduzione. delle finanze e delle risorse economiche necessarie alla sopravvivenza della struttura, ritagliando economicamente i giusti profili di responsabilità. Quali tipologie contrattuali inquadrerebbero gli educatori? Quali garanzie la Congregazione offrirebbe? Su questo punto sarebbe opportuno creare un tavolo tecnico di concertazione. o Autonomia educativa ed economica? Questo connubio darebbe vita ad una forma di autonomia tout court, attraverso la quale la parte laica dell’opera di Palazzolo potrebbe diventare partner corresponsabile. Di fronte a tale realtà la Congregazione fungerebbe da ombrello o radice? Comunque Essa non perderebbe il suo ruolo istituzionale. Suggerimenti. La richiesta di dialogo. Si dovrebbe riprendere a livello di progetto Padre Monti Sud, cioè di tutte realtà confederate, e a livello di Provincia Italiana il dialogo fra religiosi e laici, iniziato qualche anno fa con un’ampia prospettiva e inariditosi nelle secche del tempo e dell’indifferenza. Tale dialogo non può avere come base il semplice rapporto contrattuale attualmente esistente ma dovrebbe produrre un punto di vista altro rispetto a quello attuale, su cui innestare i valori costituenti il carisma montiano. Si potrebbe dar vita ad una sorta di Costituzione dei laici, che vivono ed operano insieme alla Congregazione in cui calare regole, stili educativi, garanzie. Creare quindi una sorta di Carta Costituente di un nuovo corso del rapporto laici religiosi. Si potrebbe creare una sorta di Albo degli Educatori della Congregazione atto a dare validità alla figura dell’Educatore nei confronti ed in rapporto al mondo del lavoro professionale. Una tale proposta rappresenterebbe una novità all’interno del quadro delle figure professionalmente riconosciute in Italia. Riteniamo che la visibilità e la qualità dell’offerta educativa di una tale opera, quale quella della Congregazione, possa passare attraverso uno strumento di pressione sociale. Tali strumenti possono nascere solo attraverso un confronto chiaro, trasparente e leale fra le diverse anime della realtà che l’opera feconda di padre Monti ha creato”.
ESPERIENZA RELIGIOSA ALL’ INTERNO DEL PADRE MONTI SUD Ritengo che questo punto richieda ancora molta maturazione perché non credo che si possa affermare che all’ interno del Padre Monti sud l’ esperienza religiosa sia stata o sia molto forte. Possiamo sicuramente dire che all’ interno del progetto convivono molte anime che sono mosse dal reciproco rispetto e che, comunque, accettano gli ideali umani antropologici e pedagogici di Luigi Monti. Sicuramente abbiamo molto forte il bisogno di testimonianza e di espressione matura della Fede. Questo richiede da parte dell’ elemento religioso una testimonianza forte e coerente che non si esplicita necessariamente nella regolarità delle pratiche religiose, ma nella familiarità dei rapporti, nella capacità di apertura al dialogo, nella adesione profonda al messaggio evangelico. Di fronte ad una testimonianza coerente col messaggio evangelico e col carisma montiano, viene quasi spontanea anche l’ esperienza della preghiera comune e del momento spirituale.
PROSPETTIVE DI FUTURO Pur accettando l’ idea che o non è ormai ipotizzabile che la Congregazione gestisca tante attività apostoliche con una presenza forte di religiosi; o nei prossimi tempi ogni opera debba dare vita ad una cooperativa o a qualche forma associativa che si faccia carico di assumere il carisma montiano e portarlo avanti con coerenza e fedeltà; o i laici devono assumere il compito della “Diaconia della Solidarietà”; o i religiosi devono riprendere su di sé il compito dell’ animazione, della divulgazione della parola di Dio e della preghiera; o il Padre Monti Sud deve camminare verso l’ autonomia giuridica, in una ipotesi di accordo con la Provincia italiana per la gestione delle realtà che appartengono alla Congregazione;
riteniamo che o ancora per un certo tempo si debba insistere e con una continuità maggiore su un percorso formativo unitario che coinvolga tutti gli operatori presenti nelle varie opere, proprio sul “Progetto Educativo Montiano” e sulla figura del “Beato Luigi Monti”; o si debba acquisire lo stile montiano visto come condivisione ad ampio raggio, capacità di entrare in rete con tutte le realtà del Padre Monti Sud e non solo, in modo da creare un sistema interdipendente; o si debba seguire una metodologia di lavoro educativo comune a tutte le realtà; o si possa costituire un Centro Studi Montani che possa diventare punto di riferimento per le realtà del Padre Monti Sud ma anche per tutti coloro che avranno o vorranno formarsi secondo lo spirito montiano; o si potrebbe costituire un Albo degli Operatori Montani, al cui interno possano confluire tutti quei professionisti che obbediscono ad alcuni principi fondamentali inderogabili. L’ Albo sarà uno strumento di grande prestigio e risonanza in quanto i professionisti che vi potranno confluire saranno di alta qualità, di formazione continua, di grande conoscenza del carisma montiano. L’ inserimento e la permanenza all’ interno dell’ Albo non sarà determinato dalla quota annuale ma dal rispetto di tutta una serie di clausole che si dovranno formulare (potrà sicuramente succedere che non tutti i nostri operatori saranno accolti nell’ Albo degli Operatori Montani); o si possano e si debbano avviare esperienze di autonomia delle realtà educative appartenenti alla Congregazione; o si possa e si debba insistere nel coinvolgere altre esperienze che sono in sintonia con il carisma della Congregazione; o si debba coinvolgere nella controllo della gestione amministrativa anche i laici; o si possa condividere un momento di preghiera mensile, all’ interno delle singole realtà, possibilmente con la celebrazione della liturgia eucaristia, il 22 di ogni mese.
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